mercoledì, 29 ottobre 2008
Oggi ho imparato ancora una volta che: in questo paese il concetto di democrazia è arbitrario, rozzo e facilmente interpretabile.
Inoltre:
Se in parlamento non hai la maggioranza allora piangi, scalci e accusi tutti gli altri di essere dei tiranni autoritari. Ti scandalizzi se una legge viene votata a maggioranza e accusi chi è capo del governo di fare il burattinaio crudele e manovratore di povere menti altrui.
Se protesti a una manifestazione non puoi esimerti da spaccare qualcosa, tanto per dare un messaggio democratico chiaro ti conviene rubare un pinocchio gigante e usarlo come ariete da sfondamento: è colorato e comunicativo.
Ignorante del fatto che stai sbraitando e sputazzando perchè al 70% sei pilotato da una a caso delle due fazioni in lotta, spari slogan e sentenze causali. Tanto il testo integrale, fonte del tuo sdegno, non lo leggerai mai. Se lo facessi hai buone probabilità di non capirci un'acca.
In un disegno globale decisamente ampio, è bene che tu consideri la fettina minuscola che ti riguarda e che la difenda con le unghie e coi denti, anche se, appunto, magari non hai idea di quello che sia il quadro generale e di eventuali fattori positivi presenti nello stesso.
Il pinocchio gigante è più comunicativo
Più il tuo ruolo e contributo alla società sono minimi e insignificanti, maggiore dev'essere il tuo sdegno e più pesante la tua morale.
Devi procurarti ancora un pinocchio più grande.
Ora, dico io, mi sveglio presto al mattino, sfoglio un paio di giornali e mi trovo in sintonia con Cossiga... e che minchia, c'è qualcosa che non va. Eppure...
Però io ho un'altra visione sul da farsi futuro. Hanno detto che attorno al 2030 il pianeta sarà in ginocchio, io avrò poco più di cinquant'anni ed ecco cosa farò:
ginnastica, dieta sana e acquisto di: armatura leggera in kevlar, un paio di ak74 ( più affidabili ), caricatori, munizioni di vario tipo, provviste alimentari, un generatore per la corrente, una radio, qualche granata, molotov, un veicolo da blindare, un cane. E andatevene tutti affanculo, sparerò a vista.
sabato, 25 ottobre 2008
Si perchè altrimenti come te lo spieghi? Che il sabato mattina non c'è mai stato un cane su quella maledetta strada a quattro corsie... una, due, tre, quattro. Dritta come un fuso, liscia liscia e filante. Che quando esci da quella curva che devi fare? Spalanchi e vaffanculo. E mica c'avessi un missile intercontinentale sotto il culo, macchè, solo LaGrange che fa i versacci agli automobilisti fiaccosi che strisciano verso il lungomare. Bah.
E spalanchi, io me... ecco. Tieni, prendi sta quinta e un calcio in culo al posteriore, che si morda un po' d'asfalto che ultimamente si stava impigrendo troppo. Ed ecco che un'Audi lampa e lampeggia e il fratello neopaparino pensa che saluti... quanta simpatia, io penso che forse, al solito, le vibrazioni m'hanno appena svitato uno scarico e magari perdo pezzi per strada.
Poi mi giro e vedo il nano palettato che sventola: carino! saluta pure lui si... no.
Pensieri: a) tiro dritto. b) lo miro e poi tiro dritto. c) estraggo da sotto la sella il mio remington a canna tagliata e gli scarico un paio di calibro 12 in faccia, sgommando e ridendo fortissimo. d) mi fermo
Perchè la D? Perchè?
Patente e libretto, ma certo che problema c'è? Un sorriso, un buffetto e via a far vorticare le foglie sui viali autunnali. Nah, niente da fare. Il velox segna un bel 96 e il cartello invece un bel 50. C'è una discrepanza signora guardia, c'è una discrepanza notevole. E cosa vuole che sia insomma, si mi spiace, facciamo 'sta multa e tutti amici come prima, sono un cittadino civile e coscienzioso io.
Toh, fanno 370 euro... orco quel ... di merda! Ah vede, per l'articolo 324234 barra bis comma 4 della minchia le devo ritirare la patente per un mese. Ah e poi sono dieci punti. E che cazzo? Che cos'è? La lotteria del sabato mattina? Ho vinto? EVAFFANCULOVA tutto il cucuzzaro mi porto via.
E come torno a casa siora guardia? Ecco il permesso di condurre il veicolo fino al suo domicilio... ah grazie, perfetto, ora sono rinfrancato.
Ho per un attimo la tentazione di fare inversione, impennare e abbattermi come l'ascia di Dio sul loro furgone fetente. Bah, è andata... buoni propositi per l'anno nuovo: targa laterale e un canne mozze agganciato al telaio, grazie Babbo Natale.
domenica, 24 agosto 2008
ancora un paio d'ore e le mie ferie saranno esaurite per il momento. rimandiamo a settembre, si. ma per ora faremo finta di tornare al lavoro dopo un'estate intensa e densa come un budino raffermo.
è stata una stagione di forti emozioni: gioie, tristezze, partenze, addii e incontri.
ho visto il lato milgiore dell'ollandia, ho suonato in ollandia, ho conosciuto e abbracciato gene taylor lo storico pianista dei canned heat e dei fabulous thunderbirds. l'ho visto lanciare bottiglie contro vetrate inermi.
ho conosciuto ben, un altro personaggio bigger than life, come si potrebbe dire. ho ricevuto importanti lezioni.
ho portato un piccolo mostro da 90 cavalli per strade dimenticate del Carso.
ho pianto, ho esultato... perchè, come dicono all'isola che non c'è, per essere un guerriero e un uomo devi saper esultare. E poi lo dice la bavonessa, e non sono parole che si dimenticano.
Ed eccomi qui, sulla via di memphis, sulla via di tante cose. in mezzo alla strada con la valigia in mano come mi piace stare.
Eh sì, sono un po' uomo "specchio retrovisore" ogni tanto, ma è quasi un estetismo ormai. Ho un po' di canzoni nelle tasche, ho un po' di esercizi da fare, ho tanti piccoli obiettivi da centrare.
Ed arriva già l'autunno tra meno di un mese, bene, benissimo. L'autunno è sempre un inizio e oggi ho voglia di iniziare.
lunedì, 30 giugno 2008
Ma dico io, vado a dormire entro l'una e faccio il bravo. Poi fa un caldo di quelli che ti strappano le lenzuola di dosso così il gatto, tigre notturna in caccia di polpacci, può gaiamente zompettare sul materasso e, rimbalzando, mordere un polpaccio o due per fare ambo. Mi sveglio a ritmi regolarmente orari sudato e masticato. Ultima sveglia alle sette del mattino, che ci penso: quasi quasi mi alzo un'ora prima che tant'è, sono sveglissimo e morsissimo di gioia felina che mi accoglie ronfando come un facocero con l'asma.
Poi penso che un'oretta non fa male ed è in programma percui. Percui parte la sveglia, la radiosveglia, il cellulare, la fanfara di Central Park. E' un coro di impulsi digitali, Etta James che mi si vuole scopare e un gruppo italiano non definito, intervallato da spot pubblicitari: per tre ore.
Ecco, cazzo io resisto a tutto questo: sono le undici. Le undici, la Madonna dell'IncoronEta! Le undici e ho mancato una riunione che era alle dieci e stoicamente è stata mantenuta a quell'ora. Le undici e arrivo in ufficio che mi vergogno anche più che un po'. Che palle essere me a volte.
venerdì, 27 giugno 2008
Che bello svegliarsi la mattina, andare in bagno e constatare che sulla schiena hai l'equivalente della catena dell'Everest: simpatico regalo delle zanzare padane. Saranno almeno una quarantina di punture di svariate dimensioni. Ahi.
venerdì, 27 giugno 2008
340 chilometri di sole rovente, canottiere sudate e aria condizionata da cauterizzare le tonsille all'istante. 4 ore di attesa nervosa sotto il sole, soundcheck su un palco che brucia come una graticola e stormi di zanzare che si sollevano dal Po a caccia di sangue fresco ( il nostro ). Band brave, preparate, professionali e tensione che sale a manetta: cazzo non mi ricordo le parole, cazzo non posso usare il leggio e, infine, cazzo il microfono che esplode e non funziona più dopo ormai quindici anni di onoratissimo servizio e botte da orbi prese in ogni angolo di mondo. Ancora caldo, ancora corse in bagno a gettarsi acqua addosso, ancora birre e poi si passa al dito di Jack liscio a collo per fregare la tensione. Sigarette, a dozzine, due pacchetti alla fine della fiera e il cancro ringrazia.
E poi tutto scivola da sè. M. in completo grigio impeccabile, con quaranta gradi e umidità da branchie. J. in nero: granitico. Un collega e neo amico che mi allunga un vecchio bullet cromato che suona come un citofono e le parole che non le devo nemmeno pensare che vengono da sole. Non suoniamo più, raccontiamo la nostra storia e la gente è lì per ascoltare.
Scendere dal palco e accorgersi che il service ci ha registrato al volo e manda i nostri brani come accompagnamento, per riempire i buchi tra un gruppo e l'altro, mi rende difficile mantenere un atteggiamento distaccato e composto. Soprattutto quando metà delle altre band vengono a stringerti la mano e l'altra metà ti guarda con odio profondo pensando ai soliti ammanigliati all'organizzazione del festival.
Spiegare a cinque persone che strumenti uso e come faccio questo e quello mi rende impossibilmente e fastidiosamente superbo. Ah, maledetto peccato capitale, quanto mi piace... come mi piace la fila di persone del pubblico che vengono a chiederci se c'è un disco e dove si trova: e fanculo a me che non ho avuto tempo di masterizzare niente, ma la soddisfazione intanto me la infilo in tasca che vale più di un biglietto da 5.
Le cameriere ventenni fanno a gara a offrire birre a me e a M. che ormai ha il ghigno da stregatto astratto sulla faccia e non glielo leva più nessuno. Le mani delle camerierine invece sì, che cazzo sono le 2 e dobbiamo andare. 340 chilometri di notte appiccicosa, sigarette e soste in autogrill deserti e cameriere che lavano vecchie macchine del caffè.
La città deserta ad un alba di vento e strade abbandonate e l'ultima sigaretta ( sarà la 50esima ), da solo a godermi l'aria delle 5 davanti al teatro, nel silenzio.
My life, my own private Mississippi
venerdì, 20 giugno 2008
J. mi ha proposto una cover, un brano atipico per il nostro repertorio a dire il vero. La canzone è "You don't know how it feels" di Tom Petty: vorrei averla scritta io. Questo non è un brano, è un plagio della mia vita.
Let me run with you tonight
Ill take you on a moonlight ride
Theres someone I used to see
But she dont give a damn for me
But let me get to the point, lets roll another joint
And turn the radio loud, Im too alone to be proud
You dont know how it feels
You dont know how it feels to be me
People come, people go
Some grow young, some grow cold
I woke up in between
A memory and a dream
So lets get to the point, lets roll another joint
Lets head on down the road
Theres somewhere I gotta go
And you dont know how it feels
You dont know how it feels to be me
My old man was born to rock
Hes still tryin to beat the clock
Think of me what you will
I got a little space to fill
So lets get to the point, lets roll another joint
Lets head on down the road
Theres somewhere I gotta go
And you dont know how it feels
No, you dont know how it feels to be me
domenica, 27 aprile 2008
Sono le quattro e i semafori sbadigliano colorando d'arancio gli incroci abbandonati di questa città. Cammino lentamente con B. facendo discorsi nostalgici su quanto sia cambiata questa città negli ultimi vent'anni e su come sembra aver perso la sua anima più vera, quella con cui siamo cresciuti. Dov'è la "sporcugna"? Dov'è finito il carattere "aspro e vorace", tanto per citare il poeta, e "le mani troppo grandi" per offrire regali, di questa città? E il cartellone con la tigre e le piattaforme di smistamento dei treni in pieno centro, sulle rive? E tu ti ricordi il treno che passava davanti al molo? Io si; i grossi locomotori diesel verdi che arrancavano e sbuffavano davanti alla piazza sul mare, seguendo i passi di un uomo stanco, sotto il sole, con una bandiera rossa in mano per segnalare il convoglio.
Cos'è questa città ripulita, italianizzata, turisticizzata? Ti ricordi quando praticamente ogni rione era un brutto posto dove andare? Quando sembrava che ogni quartiere cercasse di scalare la classifica del peggior posto al mondo dove vivere e quando andavi a scuola rischiavi di prendere un sacco di botte e se tornavi a casa ne prendevi ancora di più?
Eh, che nostalgia, che vecchi, come passa il tempo e i semafori continuano a sbadigliare mandando lampi arancio intorno.
Un passo dopo l'altro facendo finta di non sentire il peso delle birre, delle tre ore consecutive di balli ( ma chiamare le nostre mosse "ballo" potrebbe essere insultante per qualsiasi persona che possa muovere coordinatamente i piedi per almeno sei secondi ) e pseudo danze di accoppiamento.
Maledetti stivali, dopo una decina di ore comincio a non poterne più.
Il viale è deserto, solo qualche cartaccia fa la spia raccontando che qualcuno ha festeggiato il sabato sera anche lì. Tira un vento tiepido, l'aria profuma leggermente, mi piace tornare a casa.
lunedì, 21 aprile 2008
Un venerdì sera al Fest, una sessione di lettura di passi tratti da un libro che scherza sulla vita e sui numeri. Carino niente da dire, ben presentato da un'attrice di teatro che ne dà un'interpretazione leggera e convincente.
A. commenta con intermezzi musicali. Ho sentito i suoi dischi e consumato il suo myspace, ma porca puttana quella Super64, dal vivo, in mano sua tira fuori dei suoni che manco nei miei sogni erotici più inquieti e umidi.
Gioca con un generatore di loop e costruisce incastri sonori semplici e maledettamente efficaci che, poco a poco, imbastiscono una colonna che solleva e avvolge le parole della lettrice.
Finita la performance io voglio solo andare in bagno e picchiare la testa ritmicamente, a terzine, contro il bordo del water. A. me lo impedisce, m'ha visto tra il pubblico e con due falcate m'arriva addosso, mi placca e mi trascina a fumare una sigaretta. Compito impossibile: un calabrese che vive tra una città e l'altra eppure sembra che conosca più gente qui del sottoscritto che ci vive da trentun primavere.
Usciamo dopo mezz'ora di chiacchiere e strette di mano e, sotto un tendone all'aperto, trovo M. che fa il tecnico del suono e sta provando con una formazione nostrana di musica tzigana e balcanica. Ho il tempo di infilare la mano nella tasca per cercare l'accendino, quell'altro ha già la cromatica in mano e si lancia verso il palco con sto' passo a metà tra un federale del ventennio e un personaggio dei fumetti.
M. sorride, conosce benissimo A. e suppone correttamente che la band che suona non abbia idea di cosa gli stia per arrivare addosso. I ragazzi concedono all'ospite inatteso la possibilità di fare una jam, ridono tra loro ed io e M. iniziamo a sospettare che stiano cercando di dare il benservito a questo allampanato armonicista che sta stringendo mani e si sta agitando sul "loro" palco chiedendo all'aiuto fonico di tagliare un po' di delay.
Eccoli: attaccano con uno swing in minore che se va bene cammina a 130 bpm e buttano cambi e stacchi ogni mezza battuta. Vogliono farlo inciampare, almeno ci sperano.
Quattro minuti dopo A. arriva verso di noi madido ma con il sorriso che va da orecchino a orecchino : "Ah, finalmente mi sono sfogato un po'" commenta asciugandosi il sudore dalla fronte e riprendendo il guinzaglio del cane a cui stavo facendo da baby sitter. La band, come previsto, si sta ancora guardando intorno e cerca di capire chi cazzo fosse quella sorta di tempesta di note che ha investito loro e i loro stacchi della minchia.
Ci allontaniamo: "Ecco, ora posso tornare a casa e infilarmi interamente le armoniche nel culo... in fila" butto giù io accendendomi un'altra sigaretta. Si gira e ghigna con 'sta faccia da demonio bastardo: "Vattene affanculo e pensa a suonare" mi apostrofa, dandomi una sberla sulla spalla che ancora un po' mi fa uscira la clavicola. Forse ha anche ragione lui.